Fabrizio Maniago, presidente dell’Associazione culturale Quisque de Populo
Anche questa stagione balneare sta volgendo al termine ed è doveroso fare qualche considerazione. Una spiaggia sicura non dipende soltanto da ciò che accade quando qualcuno chiede aiuto. Dipende da chi osserva l’acqua, riconosce il pericolo, avverte i bagnanti ed interviene prima che sia troppo tardi.
L’assistente bagnanti svolge un lavoro qualificato, sotto il sole e in condizioni che possono cambiare in pochi minuti. Questa responsabilità merita maggior riconoscimento e tutele più forti.
Quisque de Populo propone inoltre di aprire un confronto sulla qualifica giuridica della professione e sul possibile riconoscimento dell’assistente bagnanti come incaricato di pubblico servizio.
L’Istituto superiore di sanità ha registrato oltre 600 morti per annegamento nel biennio 2024–2025, suddivisi quasi equamente fra mare ed acque interne. Il dato non dice quanti salvataggi siano stati compiuti dagli assistenti bagnanti: per gli ultimi cinque anni non abbiamo trovato una serie nazionale omogenea dei loro interventi. Proprio questa lacuna merita attenzione. Senza contare prevenzione, recuperi e rianimazioni, una parte essenziale del contributo alla sicurezza resta invisibile.
Il 25 agosto 2026 l’Assistente Bagnanti Fabrizio Valente è deceduto a Marina di Andora intervenendo per una coppia in difficoltà: la donna è stata salvata, mentre Valente e l’uomo hanno perso la vita. Pierluigi Ricci è prematuramente scomparso nel 2017 a Fano mentre soccorreva un padre e due figli, poi insignito della medaglia d’oro al valor civile.
Sono solo due esempi di come questa professione esponga l’Assistente Bagnanti ad un pericolo concreto, che richiede un’abnegazione totale ed obbliga moralmente – prima che civilmente – chi la esercita a rischiare la propria vita. L’Assistente Bagnanti è solo, visibile, riconoscibile, sempre in prima linea, mai imboscato, subito pronto a dare l’anima. Oggi gli interventi spaziano dal salvataggio del pericolante, alla medicazione, ad un servizio quasi di ordine pubblico in una spiaggia che riflette le varie componenti di una società multietnica in continuo divenire con tutte le note problematiche da gestire. Occhio vigile e sempre attento della Guardia Costiera e delle FF.OO.
La professionalità è già riconoscibile nei requisiti: il regolamento del 2024 richiede brevetto di salvamento e brevetto BLSD validi. Chi vigila è il primo ad arrivare e deve mantenere competenze di soccorso e primo intervento, agendo molto spesso quando le condizioni del mare sono difficili per le onde, il forte vento e le correnti. A Trieste ad esempio il “neverin” non dà preavviso e non risparmia nessuno.
Tutto ciò mentre il datore di lavoro deve valutare i rischi pertinenti alla postazione. Sole, caldo e temporali non sono dettagli della stagione: servono protezioni, pause e sostituzioni, criteri meteo e un DVR che diventi pratica quotidiana. Lo stesso INAIL richiama il rischio dell’esposizione solare per chi lavora all’aperto.
Le località di mare accolgono flussi turistici sempre più importanti e persone con esperienze diverse dell’acqua. La mobilità aumenta di anno in anno e riempie i litorali di chi ha imparato a nuotare in una piscina fonda 1,30 m. Non disponiamo ancora di dati che provino un aumento nazionale dei salvataggi, ma lo constatiamo empiricamente sul campo. Servono studi di settore, rilevazioni confrontabili, anno per anno, insieme ad una migliore educazione alla sicurezza in mare.
Quisque de Populo propone un confronto pubblico su organici, attrezzature, formazione continua, retribuzioni e tutela della salute. Gli assistenti bagnanti hanno bisogno di una rappresentanza sindacale forte, capace di trasformare queste esigenze in accordi e controlli effettivi. Il loro lavoro protegge tutti: proteggere loro è parte della sicurezza delle nostre coste.