Verde urbano e rigenerazione del territorio a Trieste

Quisque de Populo Centro Studi

ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO

di Fabrizio Maniago Presidente dell’Associazione Quisque de Populo

Una richiesta di scelte concrete

Con la presente chiedo di mettere il verde e la vivibilità dei quartieri al centro delle scelte sul territorio. Gli spazi destinati agli alberi, all’ombra e alla vita all’aperto devono avere un peso effettivo nella pianificazione e negli investimenti. La costruzione di nuovi edifici, la cementificazione a cui è stata sottoposta la nostra città, non può diventare la risposta prevalente alla sua trasformazione.

Ci siamo lasciati alle spalle un’estate segnata da un caldo persistente, con notti afose che hanno reso difficile trovare sollievo anche nelle abitazioni. Chi poteva permetterselo ha fatto ampio ricorso ai climatizzatori; chi non disponeva degli stessi mezzi ha dovuto sopportare condizioni ben più gravose. È anche questa disuguaglianza nella possibilità di proteggersi che l’amministrazione deve considerare quando decide come trasformare il territorio.

La conoscenza deve orientare le scelte

La puntata di PresaDiretta “L’intelligenza delle piante”, trasmessa il 27 aprile 2025, offre uno spunto concreto. Il servizio richiama anche il lavoro scientifico svolto sul Monte Cimone: l’Aeronautica Militare vi misura in continuo la CO₂ atmosferica dal 1979. Una serie di osservazioni di lungo periodo permette di leggere cambiamenti che la sola memoria personale non può quantificare.

Strutture di osservazione sul Monte Cimone
Strutture di osservazione sul Monte Cimone.

Per Trieste, il passo successivo dovrebbe essere altrettanto concreto: conoscere i quartieri più esposti al caldo e decidere dove restituire spazio alla vegetazione e alle persone. Una città capace di adattarsi si costruisce anche attraverso queste scelte quotidiane.

Il caldo urbano riguarda la vita delle persone

Schema delle differenze termiche fra aree urbane e aree verdi

Asfalto ed edifici assorbono e rilasciano calore; la scarsità di vegetazione e di suolo permeabile riduce il raffrescamento naturale. Il Ministero della Salute descrive questi meccanismi alla base dell’isola di calore urbana. Lo schema a lato illustra il fenomeno: il valore indicato non è una misura riferita a Trieste.

Schema del fenomeno dell’isola di calore urbana.

Rigenerare significa migliorare il quartiere

Ogni trasformazione urbana dovrebbe partire da una domanda: come migliorerà la vita di chi abita e frequenta quel luogo? Un’area dismessa può diventare occasione per recuperare edifici, aprire spazi pubblici e collegare percorsi pedonali ombreggiati. Se la rigenerazione si esaurisce in nuove superfici commerciali, parcheggi, nuove aree residenziali, il bisogno di luoghi vivibili resta senza risposta.

Il commercio svolge una funzione utile. Proprio per questo, la scelta di insediare un nuovo supermercato, un centro commerciale, dovrebbe confrontarsi pubblicamente con il fabbisogno del quartiere, le alternative di riuso, gli effetti sul traffico e sul commercio di prossimità, il consumo di suolo e il verde realmente fruibile. Per ogni progetto, i benefici dichiarati devono essere confrontati con gli effetti attesi sulla vivibilità degli spazi e con le possibili alternative.

La Strategia nazionale del verde urbano e i materiali ISPRA sui piani comunali offrono riferimenti per una programmazione che colleghi verde, territorio e benessere. Propongo che il Comune assuma i seguenti fattivi impegni, con risorse e responsabilità identificabili.

Pubblicare una mappa delle aree più esposte al caldo, della copertura arborea e dei percorsi verso scuole, fermate e servizi. Incrociare le informazioni ambientali con i bisogni delle persone più fragili, tutelandone i dati personali.

Proteggere gli alberi e far crescere nuova ombra

Programmare la cura delle alberature esistenti e motivare con valutazioni tecniche gli abbattimenti necessari. Le nuove piantumazioni devono prevedere spazio per le radici, irrigazione di attecchimento e manutenzione: il risultato si misura anche nella sopravvivenza degli alberi e nella crescita delle chiome.

Restituire permeabilità al terreno

Abbiamo visto tutti cosa accade in città e non solo ad ogni temporale significativo. Individuare piazzali, cortili e superfici asfaltate dove sia tecnicamente possibile rimuovere pavimentazioni e recuperare suolo permeabile. Collegare questi interventi alla gestione delle acque piovane e alla creazione di spazi pubblici utilizzabili.

Dare precedenza al recupero

Valutare il riuso degli immobili e delle aree già trasformate prima di occupare nuovo suolo. Nei progetti commerciali, rendere riconoscibili le superfici permeabili e il verde accessibile, distinguendoli dalle semplici sistemazioni decorative ai margini dei parcheggi.

Progettare con le persone e rendere conto dei risultati

La rigenerazione deve nascere dal confronto con chi vive il territorio. Propongo incontri di quartiere prima che le principali scelte siano definite, con elaborati comprensibili e risposte pubbliche alle osservazioni. Chi accompagna un bambino a scuola, chi assiste una persona anziana o lavora all’aperto può indicare problemi che una planimetria, da sola, non racconta.

Servono interventi capaci di tenere insieme le esigenze quotidiane: panchine all’ombra, percorsi accessibili, fontanelle dove sostenibili e gestibili, aree di sosta e collegamenti verdi fra gli spazi esistenti. Le specie vegetali e le soluzioni progettuali vanno scelte considerando anche il vento, la disponibilità d’acqua, i sottoservizi e la manutenzione nel tempo.

Il servizio di PresaDiretta presenta il caso dei corridoi verdi di Medellín e riferisce un raffrescamento di circa 3 °C. È un’esperienza da studiare, non una promessa trasferibile automaticamente a Trieste. Il suo interesse sta nel metodo: interventi collegati fra loro, valutati per gli effetti sul contesto urbano.

Resta essenziale la protezione di chi lavora: il rischio da caldo richiede valutazioni e misure organizzative adeguate, come richiamano INAIL e il progetto Worklimate. Ombra, pause, acqua e organizzazione degli orari devono accompagnare la cura degli spazi. Gli interventi sul verde producono benefici nel tempo e vanno affiancati alla prevenzione immediata.

Chiedo quindi un programma pluriennale del verde e dell’adattamento al caldo, coordinato con la pianificazione urbanistica, oppure il rafforzamento degli strumenti già esistenti. Propongo una prima ricognizione pubblica entro novanta giorni e, nei tre mesi successivi, l’individuazione degli interventi prioritari, delle risorse e dei tempi. Un rendiconto annuale dovrebbe documentare alberi conservati e attecchiti, superfici rese permeabili e spazi ombreggiati recuperati alla fruizione.

È su questi risultati che vorrei si aprisse un confronto pubblico. Il futuro di Trieste si decide anche nello spazio lasciato a un albero, nella possibilità di camminare e incontrarsi, nella cura di un quartiere. La rigenerazione del territorio deve crescere in simbiosi con le persone che lo abitano.

Siamo già in un folle colpevole ritardo rispetto a questo tema e la prossima estate infernale – come le altre venti che ci aspettano – non chiederà permesso e mieterà le persone più fragili. Agire adesso è un imperativo categorico e non si tratta di decrescita felice, ma di sopravvivenza stessa della specie umana.

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